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Nato a gennaio del 1974 a Carpi, diplomato presso l’istituto G. Vallauri, si iscrive a Storia Contemporanea a Bologna. Ha svolto attività ricreative con l’Arciragazzi organizzando campi gioco e soggiorni estivi. Nel 1994 viene nominato segretario della Sinistra Giovanile, incarico che ricopre fino al 1997. Nel 2000 viene nominato responsabile organizzativo dei Ds, tre anni dopo viene eletto Segretario cittadino dei Democratici di Sinistra, carica che riveste fino alla fine del 2006. In Consiglio comunale ininterrottamente dal 1995 è stato capogruppo (anche nel consiglio delle Terre d'argine. Sposato con Valeria, ha un bambino, Giacomo, di tre anni. Nella Giunta Campedelli: Assessore con delega per le seguenti materie: Pianificazione Urbanistica – Edilizia Privata – Servizi Ambientali ed Energetici.

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mercoledì 31 marzo 2010
Ho letto oggi l'editoriale di CONCITA DE GREGORIO su l'Unità. Disegna uno stato d'animo e da una lettura anche tagliente sulle recenti elezioni regionali, che rispecchia in molte parti le mie riflessioni e le letture.

  • Riprendiamo da dove eravamo rimasti, ora che la notte è passata e la realtà si illumina. Il centrosinistra ha perso due regioni cruciali, il Piemonte e il Lazio: un colpo durissimo, per quanto la sconfitta sia stata di misura. Perdere di poco aggrava non allevia l'amarezza. Resta dunque compresso tra il Sud in mano alla destra, con la fulgida eccezione della Puglia, e il Nord dominato dalla Lega che cala verso il centro come una colata lavica inesorabile. I dati dell'Emilia dicono che - se non cambieranno le cose - sarà la prossima a tingersi di verde. Una tenaglia. Scrivevo ieri notte: il paese è stanco. Questo è un voto di delusione e di rabbia. È così: delusione e rabbia verso un centrosinistra che ha disatteso le aspettative. Che rispetto a quel che l'elettorato chiedeva non ha avuto abbastanza coraggio: di cambiare la sua classe dirigente, di puntare sul rinnovamento, su logiche nuove e non solo su somme aritmetiche di alleanze possibili, su un progetto chiaro semplice e alternativo che fosse anche - come dice Vendola - un nuovo «racconto». Anche un linguaggio diverso, certo. La delusione e la rabbia accomuna pezzi di elettorato distanti come i leghisti, i dipietristi, i sostenitori di Grillo. È un sentimento che cresce in provincia, nell'Italia profonda. Tra coloro che hanno votato Lega ci sono milioni di delusi dal Pd. «Si dedica agli ultimi e dimentica i penultimi, che siamo noi» dice uno di loro a Paolo Stefanini nel suo bel libro Avanti Po: ceti popolari, piccola borghesia. Tra gli elettori di Di Pietro ci sono milioni che trovano questo Pd troppo prudente, timido, troppo rivolto al centro di Casini. Moltissimi hanno trovato casa in una posizione ancor più netta, quella di Grillo. Tra le centinaia di mail arrivate ieri eccone una. Scrive Carla Ferrari: «Ho votato Grillo per stanchezza, per desiderio di cambiamento senza grosse aspettative, per dare un segnale al Pd, perché stanca dei soliti meccanismi di potere. Non credo che il Movimento 5 stelle abbia tolto la "manciata utile": se non ci fosse stato, non avrei votato. Lavoro in una biblioteca trasformata in istituzione dal sindaco Cofferati a fine mandato. Viviamo una situazione di abbandono senza precedenti dopo essere stati il fiore all'occhiello con Bologna capitale della cultura. Non riesco più a porgere l'altra guancia. Sono convinta che la manciata utile l'abbiano buttata nel cestino le mani che stanno smantellando il "modello emiliano" un pezzo alla volta, candidando personaggi impresentabili. A loro preferisco gli ingenui, gli inesperti: rappresentano di più il mio smarrimento, la mia confusione, il mio desiderio di cambiamento». Penso che questo sentimento di stanchezza e di rivolta, di delusione sia vastissimo. È quello che ha vinto le elezioni. Ora abbiamo davanti tre anni durante i quali questo governo proverà a dare il colpo finale al Paese a partire dalle riforme istituzionali. Ne cambierà i connotati. Una lunga marcia che esige che ci si attrezzi di quel che è mancato o non c'è stato abbastanza. Energie nuove, nuove logiche. Più idee, più concretezza, più visione. Più contatto con l'Italia reale, meno analisi a tavolino e più ascolto. Il coraggio di cambiare davvero. L'alternativa, dicono i nostri lettori, è andarsene: fisicamente altrove, o chiusi dentro. A voi la scelta. Noi restiamo.

venerdì 26 marzo 2010

In queste ultime settimane di campagna elettorale abbiamo assistito molto ad un dibattito che non parlato dei problemi della gente, dei programmi e quindi delle proposte dei candidati per risolvere o mitigare questi problemi, abbiamo assistito ad un dibattito incentrato sui problemi del premier che sono diventati i problemi del paese o peggio abbiamo visto che le sue priorità personali sono diventate le priorità della nazione.

Credo utile riportare l’attenzione in questa fase finale sui programmi, perché domenica e lunedì non si chiameranno milioni di italiani a votare per decidere sul presidenzialismo, sulle intercettazioni, ma su chi dovrà governare le regioni per i prossimi 5 anni.

Da pochi mesi mi trovo a svolgere la funzione di amministratore pubblico, compito che impegna moltissimo nello studio, nell’analisi e del proporre soluzioni ai problemi di una comunità in rapido cambiamento e forse è per questo che propongo una lettura un po' settoriale sul programma di Vasco Errani,

I temi su cui ha incentrato la campagne elettorale Errani come Ambiente e Territorio, sono quelli centrali a mio avviso per un governo razionale, serio e concreto del futuro della nostra regione.

Nella premessa del suo programma su questi temi, si delinea immediatamente la bussola, la strada che si vuole percorrere con decisione, “Vogliamo determinare e valorizzare la centralità e la trasversalità della questione ambientale, determinare condizioni e limiti di qualità entro cui disegnare il futuro del nostro territorio, rinsaldando il rapporto tra economia, socialità e tutela delle risorse naturali: quelle che su scala internazionale vengono chiamate green economy e green society.”

Oppure quando si afferma “sull’uso razionale e sul riuso delle risorse ambientali” credo si delineino con chiarezza le sfide che si vogliono affrontare per rimettere al centro l’ambiente e il territorio nell’azione del governo regionale.

Il rilancio di temi chiave come la sostenibilità,“Per vincere la sfida occorre infine saldare le azioni amministrative ed economiche ad una forte consapevolezza ed educazione alla sostenibilità dei cittadini”, la sfida sulla produzione di energia da fonti rinnovabili “Con il Piano energetico regionale si è determinata una nuova “energica” spinta allo sviluppo di fonti rinnovabili e risparmio energetico. Entro pochi anni dobbiamo diventare la regione italiana con la maggiore dotazione di impianti fotovoltaici” mi spingono a sostenere Errani non solo per “partito preso” ma per la proposta programmatica seria che ha messo in campo.


Per leggere nel dettaglio il programma ti rimando a questo link:
http://www.vascoerrani.it/public/2010/03/Piano_Mandato_Cap3.pdf

Per leggere il programma completo:
http://www.vascoerrani.it/il-programma/

Sito:
http://www.vascoerrani.it


giovedì 25 marzo 2010


Fassina: "Berlusconi, lasci stare i numeri di piazza San Giovanni, legga i numeri dell’Istat". Disoccupazione record e Treu denuncia: "mezzo milione di cassintegrati".

immagine documento
430.000 posti di lavoro persi in 12 mesi, la disoccupazione che sale all’8,6% nell’ultimo trimestre del 2009 con 2.300.000 persone in cerca di occupazione. C’è ancora chi dice che la crisi è passata? Per l’economia italiana è la più seria del dopoguerra e lo dice l’ISTAT non dei profeti di sventura. Tanto più che il PIL è al -5,1 %, il dato peggiore dal 1971 e in questi due anni, il governo Berlusconi ha dimostrato di non avere una politica economica.
Stefano Fassina, responsabile economia del Partito Democratico, è sferzante con il governo: “Caro presidente . Caro ministro Sacconi smetta di picconare i diritti costituzionali del lavoro e dica ai lavoratori, ai professionisti e agli imprenditori italiani perché non si fa la riforma degli ammortizzatori sociali. Dite perché non si fa politica industriale, perché non si sostengono gli investimenti dei Comuni e delle imprese. La crisi è globale, ma gli errori di politica economica sono nazionali. Un’altra politica economica è necessaria e possibile”.
E poteva anche andare peggio, se a frenare il crollo non ci fosse stato l'aumento degli stranieri che hanno assorbito il colpo per la nostra economia; secondo l'Istat, il risultato ha due facce: da un lato la riduzione della componente italiana, in calo di 527 mila unità, dall’altro l’aumento di quella straniera, pari a 147 mila individui.
Come se non bastasse alla crescita della disoccupazione si accompagna un incremento degli inattivi, pari al 1,7%, cresce cioè il numero di chi ha perso le speranze e ha smesso di cercare un lavoro in quanto convinto di non trovarlo.
E’ chiaro che senza avere l’idea di come uscire dalla crisi il tema dell'occupazione è stato tolto dall’agenda di governo, e nella campagna elettorale per le amministrative la destra non ne ha proprio parlato. Lo evidenzia Anna Finocchiaro, Presidente del Gruppo Pd al Senato: “La stranezza di questa campagna elettorale, è che non si discute dei problemi veri delle italiane e degli italiani: la disoccupazione, la crisi, le imprese che chiudono, la cassa integrazione che finisce, l'occupazione che cala”.
C’è una porzione sempre più consistente della società italiana che non sembra potersi più richiamare all’articolo 1 della Costituzione: Licenziano le imprese che la difficile congiuntura economica ha messo ai margini del mercato e costrette alla chiusura, licenziano quelle che per stare a galla stanno comunque ridimensionando la loro produzione e di conseguenza anche i posti di lavoro.

E i tagli stanno colpendo via via tutte le categorie: prima i più deboli sul mercato del lavoro, i salariati a tempo determinato, per il 27,9 % giovanili. Ora l'Istat ci racconta che la tempesta sta investendo pesantemente anche i lavoratori a tempo indeterminato. Colpendo proprio quelle regioni settentrionali dove storicamente sono più radicati gli impianti industriali e dove è più diffusa la piccola e media impresa, anche artigianale, che ha subito e subisce l'impatto più forte della recessione.

Ma la crescita della disoccupazione è come se non avvenisse sotto gli occhi di tutti, per colpa dei richiami all’ottimismo di Silvio Berlusconi e dei i suoi ministri che ogni giorno le tv pubbliche e private ripropongono come un mantra. Eppure costoro ci prendono in giro, raccontandoci che una tragedia sociale ed economica di queste dimensioni si può mettere al riparo con i 300 milioni di agevolazioni per l'acquisto di motorini, o elettrodomestici!

Come se non bastasse due ministri, il titolare del Lavoro Sacconi e quello dell'Economia Tremonti, ribattono che i dati non sono poi così negativi. Sacconi parte proprio da quel 7,8 di disoccupazione media, che risulta più basso dei valori medi dei Paesi dell'area euro e degli Stati Uniti, entrambi superiori al 9,4 per cento. Anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sminuisce la gravità della situazione, pochi giorni fa da Bruxelles ha ribadito che i dati italiani “sono comunque i migliori” nell'ambito dell'Ue. A questo ragionamento assurdo, su chi è peggio di chi, segue la replica puntuale e circostanziata di molti esponenti del Partito Democratico.

“Non vorremmo sentire nuovamente le rassicurazioni del ministro Sacconi che tutte le volte ci spiega che il nostro tasso di disoccupazione è al di sotto della media europea” dice Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera commentando i dati Istat sull’occupazione. “Quello che il ministro dimentica sempre di dirci – prosegue - è che il dato più rilevante è costituito dal tasso di attività che si attesta al 57,5% con un calo dell’1,2% ed è tra i più bassi dell’Ue. Il governo anziché tingere artificialmente di rosa la situazione, a puro scopo elettorale, farebbe bene a dire la verità e a mettere in cantiere misure idonee per uscire dalla crisi: una politica industriale che guardi all’innovazione e individui i settori strategici; l’adozione di ammortizzatori sociali universali; il potenziamento del reddito delle famiglie per stimolare i consumi interni, come da tempo chiede il Pd con le sue proposte”. Che la situazione sia drammatica, prosegue Damiano, ce lo ricordano due dati: un miliardo di ore di cassa integrazione nel 2009 e 160 tavoli di crisi aperti. “Che non siamo fuori dalla crisi lo sanno tutti, meno il Presidente del Consiglio. Credo che la politica minimalista di questo Governo, che aspetta che passi la nottata, ci porterà amare sorprese. Bisogna, a mio avviso, cambiare passo perché non solo cresce la disoccupazione, ma il 2010 e il 2011 purtroppo saranno due anni di licenziamenti collettivi e di licenziamenti individuali e silenziosi di chi non ha tutele sufficienti.
Credo allora che dobbiamo tenere insieme i tre problemi: la ripresa di un'iniziativa di politica industriale (non mi si dica che il futuro di questo Paese sarà dato da un po' di centrali nucleari o dal ponte di Messina!), il sostegno ai redditi e ammortizzatori sociali più estesi”.

Il senatore Tiziano Treu vicepresidente PD della Commissione lavoro evidenzia come il tasso di disoccupazione sia solo uno dei dati della grave situazione occupazionale, a cui vanno aggiunti il mezzo milione di cassintegrati, che rappresentano il 2% dei lavoratori e presto rimarranno senza cig, e i cosiddetti inattivi, tanto scoraggiati da non essere neppure considerati nelle rilevazioni. Il tasso di inattività è al 37,9% e colloca l'Italia al 25° posto in Europa. Treu tra gli indicatori negativi che Sacconi finge di non vedere cita anche “la disoccupazione nel Mezzogiorno, quella giovanile al 23,5% e il tasso di occupazione che è bassissimo, al 57,5% e porta anche in questo caso, l'Italia al 25° posto in Europa. Questo significa che l'Italia usa solo poco più della metà del suo capitale umano. Se il governo intende continuare così, senza una strategia seria per l'occupazione, senza un reale investimento sulla piccola e media impresa e senza prevedere un'organica riforma degli ammortizzatori sociali, non solo non ci sarà più alcuna consolazione possibile ma - conclude Treu - l'economia italiana non
si aggancerà alla ripresa quando questa comincerà in qualche parte del mondo".

“I dati dell’Istat sul commercio sono preoccupanti e testimoniano che il 2009, per molte famiglie, è stato un anno di emergenza economica che li ha costrette a tagliare addirittura la spesa per gli alimenti”. Lo dichiara Donata Lenzi della presidenza del gruppo Pd alla Camera.
“A questa situazione grave – prosegue Lenzi - il governo ha risposto in modo assolutamente inefficace e inadeguato. L’unico intervento a sostegno del reddito delle famiglie è stata la social card che ha fatto arrivare, nel 2009, solo 40 euro al mese in 450mila famiglie. È evidente a tutti la sua inefficacia. Manca completamente un intervento per la riduzione della pressione fiscale che, con il governo Berlusconi, è tornata a crescere. Non sono più rinviabili, dunque, interventi a favore delle famiglie, dei pensionati e dei lavoratori”.

Il Senatore del Pd Ignazio Marino, analizzando gli allarmanti dati Istat, esorta sulla situazione sociale del Paese, sempre più in difficoltà. “Più di tre milioni di lavoratori con contratti atipici, famiglie che non riescono a pagare le bollette e a volte nemmeno a comprare la carne. Nono sono solo numeri o statistiche, sono persone in carne ed ossa che non sanno più come andare avanti". "Per aiutare veramente i settori in crisi dovremmo promuovere innanzitutto un modello economico e sociale che metta al centro la persona. Due misure sono urgenti: primo introdurre la flexsecurity, ovvero sostenere e dare più garanzie ai giovani lavoratori, conciliando la flessibilità occupazionale richiesta dalle imprese con le sicurezze sociali che spettano ai lavoratori. Il secondo punto riguarda l'accesso al credito: le banche devono fare la loro parte e contribuire a sostenere le piccole e medie imprese in difficoltà. “Il Governo smetta di sbandierare ottimismo propagandistico e si decida sul serio e al più presto ad avviare le riforme, che siano nell'interesse dei cittadini. Anche perché le cose fatte fino ad oggi sono purtroppo note: risorse sottratte al Fas e agli enti locali, megacondono per gli evasori con lo scudo fiscale, tanti soldi per Alitalia, 20 miliardi di euro di Iva persi, aumento di 12 miliardi della spesa per la Pubblica amministrazione, tagli di 8 miliardi in tre anni per le scuole e di nove miliardi di investimenti per il 2010, scelta assurda in un momento di piena recessione.

Dunque, si tratta di una sfida in cui è in gioco il futuro prossimo del paese. Una sfida che dovrebbe essere la principale preoccupazione del governo in carica. Che viceversa si occupa e preoccupa soltanto di intercettazioni telefoniche e di presidenzialismo. È palese orma un atteggiamento insolente, oltre che irresponsabile, in questa negligenza del governo verso i problemi vitali di tanti italiani senza lavoro.

testo interrogazione


OGGETTO: RISPOSTA INTERROGAZIONE SUL CANILE DI CARPI

Caro consigliere la ringrazio per l’interrogazione che mi ha rivolto, perché ci dà l’occasione per ragionare e discutere e spero fare chiarezza su questa vicenda.

Innanzitutto fa piacere leggere nella premessa di questa interrogazione il dissociarsi dalle dichiarazioni del consigliere delle Lega Arboresi, che associa in modo strumentale Cani e Nomadi Sinti di Carpi, come ha chiesto in un suo recente intervento ai giornali la consigliera Depietri quando affermava che la “La Lega Nord genera un clima di odio inaccettabile. Il subdolo paragone tra gli animali del canile e i nomadi è ripugnante e va condannato da tutte le forze democratiche e civili”, e il sottoscritto insieme a questa giunta si unisce a lei Rostovi e alla consigliera Depietri, nel condannare con decisione e disgusto queste parole. L’amministrazione comunale lavora perché diritti e doveri, e sottolineo in particolare i doveri, siano rispettati dai carpigiani tutti anche quello di etnia sinti, ed è impegnata per promuovere l’integrazione dei bambini del campo e responsabilizzare maggiormente i singoli nuclei famigliari, anche attraverso l’adozione di contatori di elettricità individuali, in modo che ognuno si faccia carico delle proprie spese. Nel campo Nomadi di Carpi ci sono minori e neonati. L’attenzione dell’amministrazione è rivolta in primo luogo a loro.

Detto questo, caro consigliere vorrei anche dire in premessa, che i tagli relativi al Canile non dipendono da un giudizio negativo sul prezioso lavoro che i volontari compiono, ma dalle difficoltà che si sono riscontrate nel chiudere un Bilancio di previsione 2010 che vede un calo delle entrate e dei trasferimenti di ben 5 milioni di euro. Il Bilancio è stato approntato chiedendo sacrifici a tutti quelli che hanno un rapporto economico con l’ente, partendo dal presupposto che oggi la situazione economica è tale che famiglie ed imprese sono alle prese con scelte e difficoltà che hanno imposto sacrifici: questa stessa crisi ricade sugli enti locali che sono chiamati anch’essi a compiere scelte difficili. Va ricordato che i tagli fatti sono serviti a garantire immutati i servizi sociali e quelli scolastici ed educativi. Se si riescono a fare nel 2010 le stesse cose che si sono fatte nel 2009, con 5 milioni di euro in meno in cassa ripeto, è perché si sono chiesti sacrifici a tutti coloro che hanno un rapporto economico con il Comune, Canile compreso. Si tratta, lo ribadisco, di una associazione che compie un lavoro prezioso e duro, che merita la gratitudine di questa amministrazione e della città: per questo l’amministrazione ritiene utile costruire assieme a privati, aziende e i volontari del gruppo Zoofilo Carpigiano, sodalizi e progetti che mirino ad un coinvolgimento più diretto dei cittadini e delle realtà economico-produttive nel sostenere le iniziative di queste strutture e di coloro che le gestiscono.

Ed è in questo quadro che stiamo programmando una serie di incontri con alcuni esercizi alimentari sul territorio per realizzare una relazione positiva ed una sinergia tra questi e il canile per vedere di sopperire in parte o totalmente ai problemi legati alla alimentazione dei cani, liberando in questo modo risorse che possono essere usate dai volontari per soddisfare altri bisogni, tenga presente anche che riserveremo uno spazio sul giornale periodico dell’ente per informare della necessità che imprese e cittadini aiutino con un contributo economico e\o con parte del loro tempo, questa realtà.

Venendo alla sue domande:

1. Se sia al corrente della situazione di disagio in cui devono operare i volontari che lavorano al canile municipale

Risposta

Tenendo presente che la struttura in cui operano i volontari del Canile è di nostra proprietà, siamo a conoscenza del veloce degrado che alcune parti di questa subisce a causa delle deizioni degli animali. Per questo motivo in questi anni è stata programmata una serie di interventi per la sistemazione del canile. Programmazione che subirà un rallentamento vista la situazione economica generale dell’ente, ma rispetto gli impegni assunti cercheremo di onorarli nel corso del 2010.

2. Se sia al corrente del mancato rispetto delle norme di sicurezza all’interno della struttura (porte di sicurezza, estintori, fili elettrici precari ecc.)

Risposta

La struttura ha standard di sicurezza di base rispettati, è chiaro che è interesse di questa amministrazione dotare il canile di sistemi sempre migliori per garantire una maggiore sicurezza ai volontari ed operatori che lavorano all’interno di questa. Nel crono programma degli interventi previsti che ci impegniamo a realizzare ci stanno anche una serie di interventi su questi temi, come ad esempio il rifacimento del pozzetto esterno, la chiusura degli scavi, le prese nelle gabbie che saranno adibiti ai cuccioli.

3. Se non pensi che, citare nel bilancio di previsione 2010 interventi straordinari come le aree di sgambettamento, quando al canile sono presenti urgenze ben più significative non rischi che ciò venga interpretato dai volontari come sintomo di disinteresse da parte della giunta stessa.

Risposta

Gli interventi di riqualificazione dei parchi, in cui è previsti anche la creazione di sgambatoi per i cani, sono il frutto di un programma di interventi programmati e richiesti dai frequentatori dei parchi stessi, sia dai proprietari dei cani che da singoli cittadini che chiedono che i cani non siano lasciati correre liberamente, ma all’interno di aree delimitate e protette. Il rimo sgambatoio è stato realizzato durante il mandato amministrativo passato nel parco Magazzino, quelli previsto sono in programma nel parco Matto di Cibeno e nel parco Pertini. Credo altresì che per questi motivo i volontari dei canile non debbano interpretare questa come un disinteresse verso loro, ma come l’interesse di questa amministrazione di mettere a disposizione della città luoghi sicuri per i cittadini e per gli amici cani. Va aggiunto infine che per i vincoli del patto di stabilità questi intervenutici auguriamo di poterli realizzare entro la seconda parte dell’anno.

4. Se nel decidere i tagli si sia considerato che, visto l’attuale situazione i volontari potrebbero decidere di non prestare più servizio nella sopra citata struttura . Con il risultato che, il comune per continuare a prestare questo tipo di servizio alla città dovrebbe utilizzare personale interno con un sicuro aumento delle spese di gestione della struttura.

Risposta

I tagli portati al Canile come struttura sono inseriti in una serie di riduzioni che hanno interessato quasi tutte le realtà che hanno un rapporto con l’ente, questo alla luce delle minori entrate, tra cui i tagli ai trasferimenti decisi dal governo agli enti locali. Siamo consapevoli che questi tagli incidano sulle realtà a cui abbiamo chiesto questi sacrifici, ma esattamente come la politica nazionale di questo governo chiede di fare sacrifici a noi enti locali, noi abbiamo chiesto sacrifici alle realtà che operano con noi con convenzioni ed appalti. Quindi siamo stati costretti per mantenere lo stesso numero di servizi, la stessa attenzione a sociale e scuola . Ci piace questa situazione? Aggiungo questa domanda, la risposta è no, avremmo preferito non farli, ma a chi governa spetta il compito di compiere scelte, anche dolorose, e spiegarle in primis a chi le subisce, come saprà caro consigliere, con le volontarie del canile abbiamo fatto diversi incontri, e vorremmo spiegare anche alla città e la sua interrogazione ci permette di farlo. MI auguro che alla scadenza della convenzione i volontari e le volontarie del canile si ripropongano come gestori, perché il giudizio che diamo come amministrazione sul loro operato è positivo e come ho avuto modo di dirlo più volte, la riduzione chiesta non nasce da un giudizio negativo anzi… Lo dico perché sono sicuro che come trattano loro i cani, le cure e i sacrifici che mettono in campo per il benessere di questi animali sarà difficilmente sostituibile, e non vorremmo trovarci nella condizione di dover, appunto, fare a meno del loro prezioso lavoro.

5. Essendo una struttura intercomunale, quali sono e in che modo contribuiscono gli altri comuni

Risposta

Il canile come lei dice è intercomunale, infatti oltre che per il comune di Carpi fa servizio anche per il comune di Novi di Modena, mentre i comuni di Soliera e Campogalliano hanno un rapporto con il canile di Modena. Il contributo di ciascun comune e calcolato in rapporto alla popolazione residente. Per il comune di Carpi riconosce è di €55.474,00 (83%) il comune di Novi di Modena riconosce €11.362,00 (17%)

Cordialmente